Sardegna: il Nord e la Costa Smeralda

Settembre è sicuramente un buon mese per chi vuole visitare la Sardegna a prezzi più abbordabili ed evitando il pienone di turisti, inoltre le temperature sono in genere ancora miti (tranne in quei giorni in cui si ha la sfortuna di beccare il Maestrale come è successo a noi!).

Il primo giorno è stato prevalentemente di viaggio, siamo arrivati con il traghetto verso mezzogiorno e dopo mangiato abbiamo raggiunto la destinazione della nostra vacanza, Costa Paradiso, località sul mare nei pressi di Trinità D’Agultu. Nel poco tempo che ci restava nel pomeriggio abbiamo visitato le tre calette situate all’interno di Costa Paradiso, ovvero Le Sorgenti, Tamerici e Le Baiette. In queste calette e piccole rientranze non c’è sabbia, ma rocce levigate e spaziose consentono di prendere il sole, tuffarsi per un bagno e volendo anche pescare.

Il secondo giorno abbiamo deciso di restare in zona e di visitare in modo più approfondito la Costa Paradiso. La mattina siamo partiti per visitare la spiaggia di Tinnari, che può essere raggiunta soltanto in gommone o attraverso un sentiero molto lungo ed impervio. I gommoni partono dal molo della spiaggia di Li Cossi dalle 10 di mattina nel periodo tra giugno e settembre e trasportano 8/10 persone alla volta; il viaggio dura appena 5 minuti.

La spiaggia di Cala Tinnari è formata da piccoli ciottoli ed è la meta ideale per chi si vuole godere un po’ di tranquillità; ovviamente non ci sono servizi e bisogna portarsi dietro tutto il necessario. Noi abbiamo preso all’andata il gommone delle 10 e siamo ritornati con quello delle 12,30 per sfruttare al massimo la giornata, ma ci si può fermare anche tutto il giorno, l’ultimo gommone passa verso le 17-17,30 in bassa stagione.

Chi riesce si può inerpicare su per un sentiero dal quale si può ammirare Cala Tinnari dall’alto in tutta la sua bellezza.

Ritornati al parcheggio del molo abbiamo poi intrapreso il sentiero panoramico che conduce alla spiaggia sabbiosa di Li Cossi. Il percorso è abbastanza agevole e consente di arrivare alla spiaggia in soli 10 minuti godendo inoltre del bellissimo panorama sottostante.


La spiaggia è di sabbia fine bianca e si trova tra il mare ed un corso d’acqua; il fondo del mare è sassoso e sprofonda abbastanza in fretta, inoltre bisogna stare sempre in movimento per evitare i pesciolini che vengono a pizzicarti le gambe! Sulla spiaggia è presente un piccolo chioschetto che vende bibite, pizze e panini, ma oltre a quello non è presente nient’altro e non ci sono i bagni. Qui ho deciso di buttarmi perché non potevo tornare a casa dalla Sardegna senza aver fatto mai nemmeno un bagno, ma l’acqua in questa regione è famosa per la sua trasparenza e pulizia, non di certo per le sue temperature miti! 

Il terzo giorno il tempo è iniziato a peggiorare, così abbiamo deciso di abbandonare per un po’ il giro delle spiagge e di visitare il nuraghe di Santu Antine, considerato uno dei più importanti dell’intera Sardegna dopo quello di Barumini. La visita è libera e non impiega più di 30-40 minuti; in realtà noi siamo entrati da un cancello laterale vicino a dove avevamo parcheggiato la macchina, finito il giro sul lato opposto ci è sembrato di scorgere una biglietteria ma non ci siamo avvicinati per controllare!

Abbiamo poi proseguito il nostro giro verso Alghero, che però non ci ha entusiasmato più di tanto: dopo un giro lungo i suoi bastioni e il piccolo centro storico ci siamo spostati al vicino Capo Caccia, sicuramente più particolare e suggestivo.

Capo Caccia è un imponente promontorio di roccia calcarea sormontato da un faro, famoso soprattutto per la sua bella Grotta di Nettuno. Arrivare alla grotta non è semplicissimo, in quanto non è raggiungibile in macchina ma soltanto a piedi o con la barca. Se si sceglie la prima opzione bisogna percorrere i 656 gradini della Scala del Capriolo, la discesa è abbastanza tranquilla e si può godere della vista di panorami davvero mozzafiato, la salita invece è piuttosto faticosa! Altrimenti si può scegliere anche di utilizzare la barca, è possibile partire da Alghero ma ci si impiega 3 ore, oppure partendo da Cala Dragunara a Porto Conte si raggiunge l’ingresso in appena 20 minuti. Noi abbiamo scelto di fare la passeggiata a piedi perché quel giorno il mare era piuttosto mosso e la barca ondeggiava paurosamente!

 

 

 

La fatica del percorso viene comunque compensata dalla bellezza della Grotta di Nettuno, descritta come una delle più pittoresche della Sardegna. Si può entrare ogni ora e il biglietto costa 13 Euro, la visita dura all’incirca 40 minuti. Le stanze della grotta sono belle e spaziose e all’interno si possono fare foto anche con il flash.

 

Particolarmente interessanti sono nella sala principale le colonne che ricordano le canne di un organo e la grande stalagmite a forma di Albero di Natale.

 

Il giorno seguente siamo andati a Stintino, per visitare la celebre spiaggia La Pelosa. Qui la spiaggia è contraddistinta da sabbia bianca finissima e si possono trovare anche tratti attrezzati con ombrelloni e lettini. Il mare ha un fondale molto basso e ci si può quindi addentrare gradualmente, ammirando nel frattempo il bel panorama con la torre della Pelosa riportata in numerose cartoline e le coste dell’isola dell’Asinara poco distante. Unica nota dolente di Stintino: i prezzi! I parcheggi costano 1,50 Euro all’ora in bassa stagione e 2 Euro in alta stagione e nei weekend, ed è meglio non avvicinarsi ai bar sparsi lungo la costa! Per il resto questa spiaggia merita assolutamente di essere visitata.

La tappa successiva della giornata è stata Multeddu, nei pressi di Castelsardo, dove a fianco della strada è possibile ammirare la roccia dell’Elefante, interamente scolpita dal vento e considerata una delle più famose della regione. In realtà abbiamo scoperto che soltanto da un lato sembra un elefante con la proboscide, mentre dall’altra parte ha una forma più o meno indefinita…vabbeh, vi pubblico la foto con il suo profilo migliore!

La giornata si è poi conclusa con un giro nei paesini di Castelsardo e Sedini, che comunque non offrono molto dal punto di vista delle attrattive turistiche, ma possono essere un diversivo per chi come noi trova giornate nuvolose o piovose.

Il giorno dopo siamo andati invece a visitare Capo Testa, vicino a Santa Teresa di Gallura. Capo Testa è una piccola penisola collegata alla terraferma soltanto da uno stretto istmo di terra; qui è possibile percorrere vari sentieri in mezzo alle rocce ed ammirare le onde che si infrangono con impeto sulle scogliere, fino ad arrivare al faro che sovrasta il promontorio. Vi consiglio scarpe molto comode perché in alcuni tratti i sentieri si perdono un po’ e bisogna proprio inerpicarsi fra le rocce!

Guardate un po’ cosa mi tocca fare!

Tanti sforzi ma gli scorci che si vedono da qui ripagano gli occhi!

Una piccola curiosità su Capo Testa: la Sardegna è sicuramente piena di rocce dalla forma strane come quella dell’Orso o dell’Elefante, ma io qui ho trovato la roccia del Pinguino, animale che io amo particolarmente, vediamo un po’ se riuscirete a scoprirla anche voi?!? Intanto ve ne do un’anticipazione, eccola qua!

Successivamente abbiamo fatto un giro per il centro di Santa Teresa di Gallura fermandoci a mangiare all’Osteria dell’Assassino al nuovo porto turistico, poi ci siamo fermati ad ammirare la spiaggia Rena Bianca all’interno del paese stesso.

Nel pomeriggio ci siamo spostati a Palau, porto di accesso all’Arcipelago della Maddalena, per visitare Capo d’Orso, un promontorio che culmina in una grande roccia scolpita dal vento che ricorda proprio la sagoma di questo mammifero. Si può lasciare la macchina in un parcheggio comodo pagando 2 Euro e l’ingresso al sito ne costa altri 2; dopo un tratto in salita di circa dieci minuti si arriva in cima e qui bisogna davvero stare attenti, perché se si trova una giornata ventilata come è capitato a noi quando ci si avvicina al muso dell’orso soffia un vento fortissimo che rischia di strapparti via cappellino e addirittura occhiali! Noi quasi non riuscivamo a tenere gli occhi aperti e le foto hanno rischiato di venire tutte mosse! Comunque è un’esperienza che vale la pena di essere vissuta! Se quando riprendete la macchina volete ammirare la roccia dell’Orso da lontano e per intero (quando si è sotto si vede prima la parte posteriore e poi quella anteriore) dovete seguire la strada per Cannigione.

Abbandonato Capo d’Orso siamo andati a fare un giro a Porto Pollo, considerato il paradiso dei surfisti per la presenza di vento costante, e all’isola dei Gabbiani, collegata a quest’ultimo da un istmo di terra e sulla quale è presente un campeggio. Io in realtà dal nome mi aspettavo di vedere schiere di gabbiani, e sono rimasta parecchio delusa perché non ce n’era neanche uno!

Sulla strada del ritorno ci siamo poi fermati a vedere la grande spiaggia sabbiosa di Rena Majore: è stato davvero un peccato non poter godersi una spiaggia del genere a causa del brutto tempo, ma il vento era così forte che abbiamo fatto un giretto veloce e qualche foto e poi ci siamo messi quasi subito al riparo! In una giornata di sole ce la saremmo di sicuro vissuta meglio…

Il giorno successivo siamo andati a visitare quella che viene definita la parte vip della Costa Smeralda, ovvero Porto Cervo e Porto Rotondo. In realtà più che di veri e propri paesi si tratta di insediamenti turistici caratterizzati da negozi costosi e che si sviluppano principalmente nella zona intorno al porto, che ospita numerosi yacht di grandi dimensioni. Sinceramente non mi hanno lasciato molto, a parte un’idea di finzione.

Dopo aver abbandonato la Costa Smeralda abbiamo fatto un bel po’ di chilometri e siamo andati a visitare la spiaggia di san Pietro a Valledoria, ideale per fare attività come il kite surf, e Baia delle Mimose a Badesi, entrambe caratterizzate da sabbia bianca finissima. Anche qui come per la Rena Majore non siamo riusciti a goderci per nulla queste due belle spiagge a causa del forte vento, credo che saremo stati gli unici ad essere andati in vacanza in Sardegna e ad essere tornati a casa bianchi come prima!  

Per l’ultimo giorno della nostra vacanza ci siamo conservati uno dei pezzi forti del nord della Sardegna, ovvero la gita all’Arcipelago della Maddalena. In realtà abbiamo anche dovuto aspettare che finissero i tre giorni del Maestrale, visto che per questa gita si sta per buona parte del tempo in barca ed era meglio partire con il mare calmo! Però la nostra pazienza è stata ripagata e finalmente ci siamo goduti un’intera giornata di sole.

L’Arcipelago della Maddalena si compone di 7 isole: Maddalena e Caprera sono le due principali e le uniche abitate, collegate tra loro da un istmo artificiale, poi ci sono Santo Stefano, Spargi, Budelli, Razzoli e Santa Maria più piccole e disabitate.

Il porto principale dal quale imbarcarsi è Palau, da dove ogni giorno partono una serie di imbarcazioni dirette all’Arcipelago della Maddalena: noi siamo arrivati abbastanza presto per scegliere la barca che ci ispirava di più, visto che ognuna ha capienza, orari di partenza e ritorno ed itinerari leggermente diversi. Alla fine abbiamo optato per la motonave Garibaldi II e devo dire che siamo stati molto contenti della nostra scelta: si parte alle 10,15 e si ritorna alle 17,30, si mangia a bordo un buon piatto di pennette con i gamberi e la guida Lina è molto simpatica e competente, il tutto per 35 Euro a testa. Abbiamo visto che c’è anche la possibilità di noleggiare gommoni molto più piccoli da 8/10 persone, forse c’è più libertà di movimento ma il prezzo cresce notevolmente, e noi ci siamo trovati molto bene anche su una barca con più passeggeri.

La prima parte del percorso si svolge sulla barca costeggiando l’isola di Santo Stefano, sulla quale si possono ammirare delle belle ville costruite in armonia con la natura che le circonda, contrariamente a quello che è accaduto a Porto Cervo e Porto Rotondo dove gli elementi naturali sono stati interamente stravolti dal cemento. Anche alcuni vip vengono qui per trascorrere le loro vacanze in tranquillità, come dimostra la bella villa fatta costruire da Mia Martini.  

Successivamente si fa tappa alla celebre Spiaggia Rosa di Budelli, che però è inaccessibile e si può solo fotografare dalla barca: queste restrizioni si sono rese necessarie in quanto i turisti depredavano la sua sabbia, che stava progressivamente perdendo il tipico colore rosa. Purtroppo questa colorazione particolare si nota già oggi molto meno rispetto al passato. L’isola è abitata soltanto da una persona ovvero dal custode. 

Abbiamo poi proseguito verso le famose Piscine Naturali, dove l’acqua assume una tonalità incredibile di colori, dall’azzurro turchese al blu acceso. Qui c’era la possibilità di tuffarsi in queste acque cristalline direttamente dalla barca, ma il bagno era consigliato solo a chi sapeva nuotare molto bene a causa dei fondali profondi. Peccato, non era il mio caso…

 

Chi non si era tuffato dalla barca poteva poi recuperare all’isola di Santa Maria, dove si fa una sosta sulla sua spiaggia di un’ora e mezza. La sabbia qui è bianca e molto fine e l’acqua trasparente invitava a fare un bagno, ma proprio non ce l’ho fatta! Vi avevo già accennato di come l’acqua in Sardegna non sia proprio calda, qui era proprio ghiacciata! Qualche temerario in barca con noi si è tuffato, ma la maggior parte dei turisti si è accontentata di sdraiarsi e prendere il sole.

Verso l’una si pranza a bordo della barca come vi ho già detto con un piatto di pennette ai gamberi compreso nel viaggio, ma si possono anche comprare secondi piatti (cozze a 10 Euro e gamberoni al sale a 15) e bibite e gelati di ogni tipo. Comunque con le pennette passano a fare il bis e vi assicuro che con quelle ci si riempie abbondantemente!

Quando siamo salpati da Santa Maria abbiamo assistito ad uno spettacolo simpatico, infatti uno stormo di gabbiani ha iniziato a seguirci e a mangiare direttamente dalle mani di alcuni turisti!

Nel pomeriggio abbiamo fatto la seconda tappa a Cala Corsara sull’isola di Spargi, anche qui di circa un’ora e mezza; prima di attraccare la guida ci ha mostrato alcune rocce dalle forme particolari, come la roccia del Bulldog, il profilo della Strega e Lo Stivale detto anche piccola Italia.

Cala Corsara è una bella spiaggia mista di sabbia bianca e sassi, dove ci si può fermare a prendere il sole o immergersi nelle sue acque cristalline: per chi vuole c’è anche un percorso da fare a piedi che consente di ammirare la cala dall’alto in tutto il suo splendore. Al porticciolo c’è anche un piccolo banchetto di souvenir che vende conchiglie lucidate portafortuna e animaletti come gufi o tartarughe fatti con le conchiglie. Una piccola tartaruga è infatti venuta a casa con me ad alimentare la mia collezione!

Risaliti in barca abbiamo costeggiato l’isola della Maddalena e Caprera: per chi vuole visitare queste due isole anche all’interno c’è la possibilità di caricare la macchina su appositi traghetti sempre a Palau e visitare con tranquillità le loro spiagge.

Nell’ultimo tratto della navigazione siamo riusciti anche a vedere la roccia dell’Orso.

Siamo infine rientrati al porto di Palau alle 17,30 puntualissimi.

Il giorno dopo purtroppo abbiamo dovuto salutare la Sardegna, ma pensando già ad un giro futuro per visitare la costa orientale!

Se volete vedere il mio diario di viaggio della Sardegna pubblicato sul sito di Turisti per Caso cliccate qui!

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